AUTOMOTORETRO PARMA 2026
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Automotoretrò, Parma sempre più capitale del motorismo storico
foto Angelo Luppi-MCHphoto-RaffaeleCastagno78

Dalla stagione eroica della Parigi-Dakar ai grandi brand della Motor Valley: Automotoretrò ha riportato a Parma il racconto del motorismo storico attraverso modelli iconici, piloti e protagonisti delle grandi competizioni. Un viaggio tra tecnica, memoria e passione che conferma il ruolo della città come punto di riferimento per la cultura del motore.
“Il motorismo storico è un patrimonio industriale e culturale. Parma vuole essere uno dei luoghi dove questo patrimonio si incontra, si racconta e continua a generare valore”, afferma Antonio Cellie, Amministratore delegato di Fiere di Parma.
A raccontarne lo spirito è stata la sezione “Mal d’Africa”, che ha ricostruito la stagione eroica dei rally raid attraverso alcuni dei mezzi che hanno attraversato il Sahara. Dalla replica della Renault 4 con cui i fratelli Claude e Bernard Marreau conclusero nel 1979 la prima Dakar al quinto posto assoluto, fino alla Porsche 911 in configurazione Dakar vincitrice nel 1984 con Metge e Lemoyne, passando per i prototipi Mitsubishi Pajero e per i grandi camion da assistenza: mezzi che raccontano come il deserto sia stato, prima ancora che una gara, un laboratorio estremo di tecnica, resistenza e ingegno.
Ma è nel settore moto che riaffiora l’anima originaria della Dakar. La Yamaha XT 500 con cui Cyril Neveu vinse la prima edizione del 1979 segna l’inizio del mito. Con la Yamaha XT 550 Andrea Balestrieri nel 1983 diventò il primo italiano a concludere la Dakar.
“Automotoretrò mi sembra una fiera completa e in crescita: vedere qui tanta gente e tanta passione dimostra quanto il motorismo storico continui a parlare a generazioni diverse. Il rally è un mondo affascinante ma anche difficile: servono passione, sacrificio e la capacità di cogliere le occasioni giuste per entrarci”, racconta Balestrieri.
Accanto alla sua moto anche la Gilera RC 600 con cui Roberto Mandelli nel 1990 vinse la durissima tappa Néma–Tidjikja di 738 chilometri. “Eventi come Automotoretrò sono importanti perché permettono agli appassionati di vedere da vicino queste moto e queste storie. È giusto farle conoscere, perché tengono viva una passione che non è solo sportiva ma anche culturale”, spiega Mandelli.
A ricordare la dimensione più autentica di quelle edizioni è anche Alessandro Ciro De Petri, protagonista delle prime Dakar negli anni Ottanta. “Era un’avventura a 360 gradi. Ci si poteva perdere nel deserto, e a volte succedeva davvero. Ricordo una tempesta di sabbia in cui mi ritrovai con il principe Alberto di Monaco: tirai fuori una scatoletta di tonno e gli dissi ‘la dividiamo in tre’. Nel deserto non esistono differenze sociali: conta solo lo spirito con cui affronti la gara”.
Un racconto che restituisce il senso profondo della Dakar delle origini: un’impresa sportiva ma anche un’esperienza umana, capace ancora oggi di alimentare l’immaginario di appassionati e nuove generazioni. Un ideale passaggio di testimone tra chi ha scritto le pagine pionieristiche del rally raid e chi oggi continua a raccoglierne l’eredità. Tra i protagonisti presenti a Fiere di Parma anche la pilota italiana Rebecca Busi, già quattro volte alla Dakar, intervenuta in un talk dedicato ai rally raid per raccontare la sua esperienza nelle grandi competizioni internazionali.
La fiera ha visto inoltre la partecipazione di alcuni dei grandi brand dell’automotive – Ferrari, Lamborghini, Dallara, Jaguar, Maserati e Porsche – con alcune delle vetture più iconiche mai realizzate, raccontate dai loro stessi artefici, come Ferruccio Lamborghini e l'ingegnere Giampaolo Dallara, protagonisti di un talk insieme a Noah Cooks, il giovanissimo giornalista (10 anni) e content creator che ha conquistato il mondo del motorsport e della Formula 1.
“Il motorismo storico – afferma Antonio Cellie, Amministratore delegato di Fiere di Parma – non è solo memoria o passione. È un patrimonio industriale e culturale che continua a vivere grazie alla rete dei club e delle associazioni, custodi di competenze tecniche e cultura del motore. È da questa consapevolezza che nasce il progetto che stiamo sviluppando a Parma insieme ad ASI, Automobile Club d’Italia, ACI Storico e al sistema dei club. In questo quadro Automotoretrò rappresenta un momento di incontro fondamentale per la comunità del motorismo storico, mettendo in dialogo collezionisti, istituzioni e protagonisti della Motor Valley. Parma vuole essere uno dei luoghi dove questo patrimonio si incontra, si racconta e continua a generare valore”.





















































